Israele, un viaggio verso la spiritualità

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Arrivo in Israele dopo il crollo del ponte Morandi

Il tassista prima di aprire il portabagagli mi dà le sue condoglianze e mi abbraccia come se mi conoscesse da una vita. È scosso e mi chiede in quale parte d’Italia abiti. Le notizie che giungono dal “Bel Paese” sono drammatiche, poiché durante il mio volo il ponte Morandi di Genova è crollato a causa del forte vento e dell’incuria.

Israele mi attende bardata a lutto, tanto che il suo comune è illuminato con i colori della nostra bandiera per omaggiare il dolore dei nostri caduti. Qui tutti sono “italiani” e molti sapendomi tale, sorridono dando sfoggio del loro ricco vocabolario.

Il complesso di “accerchiamento” che il paese soffre a causa della “pace armata” con i paesi arabi confinanti, a Tel Aviv svanisce d’incanto, nonostante in aeroporto il mio passaporto tappezzato di visti di paesi islamici fa sudare freddo la polizia che mi bombarda di domande, mi scansiona come un foglio A4 all’interno della macchina a raggi X e sfoglia il mio fedele IPhone, come se fossi un emissario di Hamas.

Tutto si risolve per il meglio, anche perché sono avvezzo a queste disavventure e cerco di mantenere sempre la calma comportandomi nel miglior modo possibile.

Tel Aviv, il principale centro economico di Israele

La città è simile a tutte le nuove e globalizzate città di questo mondo, con la sua City, le ampie arterie ed il suo bellissimo lungomare, in cui tanti ragazzi di ogni nazionalità si riversano per godersi il sole, la spiaggia e l’agitata nightlife. Una Ibiza medio orientale ricca di locali che si affacciano su terrazze prospicenti il mare, ampi spazi verdi e le pensiline, mie ancore di salvezza per ripararmi dalla forte calura.

Lungomare di Tel Aviv
Lungomare di Tel Aviv

Anche l’impianto della città mi affascina, perché molti quartieri sono caratterizzati da una composizione organica che ricalca i maestri Oud e Le-Corbusier. Nonostante tutto, alcune zone sembrano avere le stesse peculiarità dei paesi della ex cortina di ferro, con le vetrine dei negozi chiusi alla meglio.

Il porto di Giaffa è l’unico must storico della città in cui passo le ore più calde confondermi con la sua storia e degustando piatti tipici tra le ombre delle sue palme.

Vorrei recarmi in Terra Santa da solo e magari nella striscia di Gaza, per vivere sul posto la reale situazione del paese, ma non ho fatto i visti in tempo e quindi opto per un tour guidato. Mi rendo conto che per raggiungere i territori tanto cari al Cristianesimo basta poco, Israele d’altronde non è poi così estesa.

Israele, un conflitto ancora irrisolto

Cambio diversi pullman e la simpatica guida di Montevideo scandisce la sua spiegazione in inglese e spagnolo, così che quando mi sfugge una parola riesco a recuperare seguendo l’altra traduzione. La città di Betlemme è pesantemente pattugliata, un carro, armato di un mitragliatore di grosso calibro fa la barba al nostro bus, ed il nostro cicerone cambia nazionalità dando spazio a George, un ragazzo palestinese che ha negli occhi una luce assai malinconica.

Non è tanto la storia della nascita di Gesù che m’interessa, quanto la situazione politica. Il poderoso muro che perimetra la città palestinese è pesantemente sorvegliato, la guida uruguagia mi chiarisce che gli israeliani non sono benvenuti, mentre viceversa ci vogliono visti speciali per lavorare. Paragona la situazione ad una pentola a pressione che potrebbe scoppiare da un momento all’altro. Capisco che i palestinesi considerano lo stato d’Israele come un corpo estraneo al loro territorio, una specie d’innesto che ha subito un rigetto dopo un trapianto chirurgico.

Si parla poco di questi fatti, nessuno ne ha voglia, anzi i venditori sono così affaccendati a far acquistare la loro misera mercanzia che ad ogni rifiuto passano celermente ad un altro turista.

Betlemme, dove è nato Gesù

Il silenzio, prima di entrare dentro la casa di nascita del Nazareno è surreale, nessuno proferisce parole, sembra che uno strano magnetismo abbia fatto presa su tutto il nostro gruppo. Di fianco alle scale c’è una ragazza, molto carina con vividi occhi azzurri e si copre il capo con un cappuccio rosso. È sporca, sembra che stia facendo penitenza e quando i miei occhi si fissano sui suoi sembra penetrarmi l’anima come se volesse carpire i segreti più reconditi della mia persona. Si alza e scende le scale omaggiando una specie di tabernacolo in cui le fonti dicono che Gesù nacque.

Particolare di un crocifisso a Betlemme
Particolare di un crocifisso a Betlemme

Non capisco la sua funzione, cammina lentamente e me la ritrovo scalza con i piedi incrostarti di sporco, anche nella mangiatoia. Ci guarda con un misto di rifiuto, quasi a dirci che altro non siamo che dei tipici turisti borghesi incuranti delle verità spirituali. Sembra che la nostra visita la molesti e che abbiamo profanato un luogo a lei caro.

Superiamo nuovamente il check-point, i muri della città di Betlemme scompaiano alle nostre spalle, e rifletto a quanti nuove barriere mentali si stanno erigendo per implementare ulteriormente le frustrazioni di questa tormentata umanità.

Il tempo si è fermato a Gerusalemme

Arrivo alla Città Santa ed il volto di Israele cambia completamente, giovanile e compassato a Tel Aviv, mentre qui sembra che il tempo si sia fermato, come parte dei suoi residenti, che adottano le stesse costumanze di secoli addietro.

Gerusalemme ha un fascino del tutto particolare e le sue rocciose mura sono crivellate, adiacente alla porta di Sion, dall’artiglieria giordana che conquistò la città santa nella parte orientale, rifacendosi successivamente nella Guerra dei Sei Giorni quando l’esercito israeliano occupò buona parte di tutta la cittadella.

Dall’entrata della porta esce un bimbo allegro con un kippah con sopra disegnata la stella di David, ad ogni passo saltella con fare gioioso raggiungendo la madre che lo abbraccia amorevolmente. È ignaro dei mali del mondo, dei pogrom che il suo popolo ha dovuto sopportare e spero fortemente per lui che la storia non si ripeta. La scena se pur in maniera minore, mi fa ripensare alla bimba con l’abito rosso di Schindler’s List e rifletto a quante volte ignoranti abbiano vaneggiato sul signoraggio bancario e sulle lobby finanziarie pronunciando con disprezzo la parola ebreo, senza cognizione di causa, giusto per incolpare qualcuno riguardo le miserie del mondo.

La patria delle tre più grandi religioni monoteiste, è davvero affascinate, anche perché le diverse stratificazioni storiche, dalle mura bibliche, alle costruzioni romane che si sono succedute durante i secoli creano un tessuto urbano altamente complesso.

Si entra e si esce da quartieri che cambiano vicendevolmente senza mai farmi capire dove mi trovi esattamente.

Visita al Santo Sepolcro e ai luoghi sacri di Gerusalemme

Il Santo Sepolcro è il luogo più visitato ed il silenzio viene rotto dalle spiegazioni delle guide. Sulla pietra tombale che ha coperto il corpo di Gesù si avvicendano un nugolo di persone che benedice oggetti di ogni foggia. Ragazzi affetti da distrofie, altri con moncherini al vento e taluni speranzosi di cambiare le sorti della propria vita si aggrappano a tutto, pur di avere quella felicità che non riescono ad ottenere nella loro tormentata esistenza. Toccano la pietra con delicatezza e pregano speranzosi, aspettando un miracolo imminente.

Dalla Via Crucis o Dolorosa come viene chiamata in loco, ci fermiamo nelle stazioni più importanti del tragitto che il Cristo dovette fare per raggiungere il Golgota.

Muro del Pianto a Gerusalemme
Muro del Pianto a Gerusalemme

Dopo una lunga camminata arriviamo al muro del Pianto ed anche qui come nel Santo Sepolcro, diversi pellegrini con in capo il kippah scrivono su un foglio di carta un desiderio che per magia dovrebbe realizzarsi, toccando le mura della Città Santa.

Non so perché, ma vedendo un ebreo ortodosso che prega ritmicamente inarcandosi come tradizione vuole, penso al ghetto di Praga in cui fu realizzato da Robbi Low il celebre Golem, il mostro d’argilla che avrebbe dovuto difendere il suo popolo dagli antisemiti.

Lo osservo ed invidio la sua fede, perché sento di aver perso da tempo il rapporto con il divino, avendolo sostituito con il nuovo guru: il sacerdote-scienziato, colui che sopraeleverà l’umanità trasformandolo da Homo Sapiens a Deus, grazie alle nuove scoperte scientifiche.

Mi sento parte di questa terra e di condividere tutto il suo dolore, mischiandole alle guerre più subdole della nostra fragile quotidianità occidentale, quelle contro tasse, nevrosi, depressioni, stress ed inciviltà.

Israele non è stato un viaggio bensì il viaggio, un pellegrinaggio verso la Terra Santa ma soprattutto dentro me stesso, alla ricerca di qualcosa che valorizzi l’esistenza umana, per combattere il mio demone, incatenato nella cella d’isolamento dei miei pensieri più profondi.

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2 Responses

  1. La scritta blu su bianco che hai fotografato si legge NETIV HAMAZALOT, e significa “Il percorso dei segni zodiacali”.

  2. Gentile Gabriele, grazie per il suo messaggio.
    Sono ben felice quando interagisco con i miei lettori e con le loro mirate informazioni.
    Grazie per avermi dato questa bella chicca, che arricchirà il mio patrimonio culturale personale.
    A presto
    Marco Iaconetti

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