Esanatoglia un buon rientro

Mi dicono che in questa terra colorata non invecchierò mai, che qui la mia primavera può allungarsi di parecchie decadi. Comuna 13 emana un’energia grezza, un fuoco antico che credevo ormai spento e che invece è tornato ad ardere dopo la mia visita a Medellín.
In Colombia sono stato subissato di messaggi. Cingoli ha vinto e il mio reel ha fatto la sua parte: sono felice di aver dato una mano a un’amica come Cristiana Nardi. Lo merita.
Per questo sono tornato con le migliori intenzioni: non tanto essere un ponte geografico tra mondi diversi, quanto un arbitro di destini.
Ho aspettato le belle giornate primaverili e finalmente il sindaco Luigi Nazzareno Bartocci mi invita per una visita nel suo splendido Comune.
Tra i miei borghi

Sono tornato. Non posso dire di essere felice: la Colombia mi manca, eccome.
Ma non posso nemmeno negare che riprendere il mio lavoro mi dà una gioia immensa, soprattutto quando mi ritrovo a cavallo tra Marche e Umbria, a passeggiare tra le vecchie rue di un centro medievale come quello che sto attraversando adesso.
Esanatoglia, mi accoglie come se non fossi mai partito. ha tutte le caratteristiche che amo in un borgo: silenzio, serenità, case in pietra che perimetrano il centro storico e la bellezza di una “periferia” costruita secondo le giuste caratteristiche architettoniche, che non sono un pugno nell’occhio visivo.
Eppure sento un forte dispiacere. In questo viaggio sudamericano ho respirato l’energia di territori pieni di vita, e tornare nel nostro entroterra mi lascia un po’ spaesato. Qui mi ritrovo in luoghi meravigliosi, dove la presenza giovanile è scarsa, il ricambio generazionale quasi assente e l’atmosfera sembra immobile. La desertificazione demografica avanza a grandi passi, e il contrasto con ciò che ho appena vissuto rende tutto ancora più evidente.
Il primo cittadino non è dissimile dai tanti con i quali ho stretto un’amicizia che va al di là della mia professione da giornalista. È anche lui “figlio” di una politica locale in cui ci si sente stretti alle problematiche del territorio, e il fatto che sia venuto con un’utilitaria e mi abbia dato le giuste opportunità per una visita, seppur non troppo approfondita, me lo rende subito simpatico.
Il suo Comune è un’opera d’arte, con i suoi affreschi e la struttura ben mimetizzata nel lussureggiante verde.
L’Eremo di San Cataldo

Mentre riprendo il tessuto urbano dall’alto del mio drone fa capolino un signore, che mi dice di essere macedone. Mi conferma ciò che il sindaco mi aveva detto precedentemente e mi accompagna in visita ai ruscelli, sottolineando con un pizzico di orgoglio che i piccoli sentieri che si adagiano sopra i fiumiciattoli sono stati sistemati da lui.
Mi racconta di non essere in possesso di un titolo di studio, ma di aver pareggiato questa mancanza con l’esperienza fatta sul campo durante le guerre balcaniche, e mi confida diversi aneddoti che accolgo con piacere, data la mia passione per i Balcani e per la malinconica Sarajevo.
Lascio la sua compagnia e mi dirigo in auto verso l’Eremo di San Cataldo, che giganteggia su tutto il contesto.
Mi fermo a qualche chilometro dal mio arrivo e, con tutto il peso della mia attrezzatura, m’incammino verso l’alto.
La bellezza del contesto aiuta a muovere le mie gambe ritmicamente: sento il disperato bisogno di visitare questo nuovo eremo e paragonarlo ai tanti altri visti a cavallo tra Marche, Umbria e anche Abruzzo, dove l’odore di santità di questi posti ha impreziosito la mia anima.
Fiato, forza e fede sono il comune denominatore di questa solitaria passeggiata, una specie di pellegrinaggio lontano dal rumore del mondo. Come gli spiriti delle Ande, gli Huaka, ogni tanto una statua votiva, dedicata questa volta alla Madonna di Medjugorje, si avvicenda lungo il percorso, e sono i punti dove tirare un po’ il fiato per ristorarsi.
Arrivo finalmente all’eremo: uno strapiombo che farebbe del male a qualsiasi sofferente di vertigini.
Voglia di Esanatoglia

Esanatoglia è il mio desiderio di ripartire, come per un ginnasta infortunato che deve iniziare una preparazione per riprendere confidenza con il proprio corpo dopo mesi di stop forzato. Sento di non aver perso smalto e di non essere ancora pronto a decodificare i simboli alchemici che vivono tra gli edifici di questi luoghi di silenzio.
Qui, in bilico tra meravigliosi centri storici come Matelica e San Severino, e il dispiacere di aver trovato molte chiese chiuse, sento il dovere di tornare per una visita più approfondita.
Forse questo è un epilogo un po’ amaro, ma Esanatoglia non è un luogo che si chiude: è un varco.
Tornerò, perché certe storie non finiscono, si sospendono.
E io, a questa, devo ancora la mia ultima parola.



2 risposte
Complimenti, insolite considerazioni ben interpretate
La ringrazio del bel messaggio che mi riempie d’orgoglio.
Esantoglia è un gioiello che mi ha profondamente ispirato.