Un borgo in movimento: Collalto Sabino e la sua rivoluzione digitale

Collalto Sabino unisce pixel e storia, mura e fibra: un borgo che sta ripensando il proprio futuro grazie al Premio Borgo Connesso e al riconoscimento Livio Scattolini, due segnali diversi ma complementari di una comunità che innova senza perdere la propria identità.
Ho avuto la sensazione netta di trovarmi davanti a un paese che sta davvero provando a tenere insieme due mondi: la sua identità antica e la spinta verso l’innovazione. In un territorio interno, dove spesso si dà per scontato che tutto resti immobile, vedere un’amministrazione che investe nella digitalizzazione significa capire che qui il futuro non è un concetto astratto, ma un lavoro quotidiano.

L’instancabile sindaco Maria Pia Mercuri, affiancato dalla sua giunta, è stato molto chiaro: per evitare la desertificazione del territorio bisogna intervenire su più fronti. Sanità, con il nuovo ambulatorio di prossimità; eventi; valorizzazione del patrimonio; trasparenza amministrativa.
In un borgo così piccolo il rapporto con i cittadini è diretto, inevitabile, e richiede una disponibilità continua: affrontare problemi, cogliere opportunità, restare vicini alle persone anche al di fuori delle occasioni ufficiali.
Fedora la viaggiatrice e le Atipiche

Al B&B La Mela Selvatica di Fedora Proietti, si parla, si discute e soprattutto si legge di viaggi e di esperienze. La sua ospitale dimora mi ricorda la casa di Tiziano Terzani, così magnetica, con quelle mura che sembrano custodire ricordi antichi di itinerari ai confini del mondo.
I viaggiatori si riconoscono subito: basta uno sguardo, un accenno, e nasce una conversazione naturale, piacevole, con un filo comune che unisce tutti: il viaggio, e quella passione condivisa per Terzani che diventa quasi un linguaggio segreto.

E’ difficile tener testa ad un così iperattivo sindaco, che mi conduce in diversi punti, per visitare Casa Latini e il suo giardino all’italiana e dopo aver attraversato l’arco di volta del paesino, “scendiamo” in cucina per conoscere le Atipiche.
Una cooperativa nata a Collalto Sabino, nel cuore dell’Appennino laziale, dall’incontro tra tre professioniste, Jusi Loreti, Erika Mariani e Megan Iacobini De Fazio. con competenze diverse ma un obiettivo comune: rendere il cibo sano, sostenibile e di qualità più accessibile e profondamente legato al territorio.

La sede è l’ex mensa scolastica del borgo, oggi trasformata in un laboratorio di fermentazione: uno spazio simbolico, restituito alla comunità attraverso un progetto di imprenditoria femminile radicato nelle aree interne.
La fermentazione è il punto di partenza: verdure fermentate, tempeh, formaggi vegetali e altri prodotti realizzati con materie prime locali e stagionali. Alla produzione si affiancano corsi, degustazioni ed eventi dedicati alla cultura del cibo.
Atipiche unisce così artigianalità, educazione alimentare e sviluppo territoriale, riportando la fermentazione nella quotidianità con pratiche consapevoli e rispettose dell’ambiente e dei luoghi.
La sala co-working 2.0

In molti, soprattutto fuori dal Paese, descrivono Nayib Bukele come il dittatore più “cool” del Centro America, l’uomo che ha trasformato El Salvador ribadendo una tesi semplice: i soldi ci sono, basta non rubarli. Un’idea che, in scala diversa, riecheggia anche a Collalto Sabino, dove il PNRR è diventato un’occasione concreta per modernizzare il borgo senza snaturarlo.
Il sindaco ci tiene a mostrarmi la nuova stanza virtuale per il co‑working, un ambiente essenziale ma curato, alimentato da una fibra ultraveloce pensata per chi può lavorare da remoto. È uno dei simboli della strategia del borgo: offrire qualità della vita e infrastrutture digitali a chi cerca un’alternativa alle mura dell’Urbe.

E infatti molti romani hanno scelto proprio Collalto Sabino: qui trovano pace, silenzio, aria pulita e, grazie a questa stanza “miracolosa”, la possibilità di continuare a lavorare come se fossero in città, ma con un orizzonte completamente diverso.
l’Home Restaurant il Girasole

Gli home restaurant sono una delle mie passioni. Appena arrivato a Frontino ho cercato subito sapori autentici, e l’home restaurant Natural Frontino è stato il primo a sorprendermi: piatti essenziali, poco processati, preparati con una cura che racconta il territorio meglio di qualsiasi brochure.
Ma ciò che mi attira davvero non è solo il cibo: è l’amicizia spontanea che nasce tra clienti, albergatori e abitanti del borgo. Nelle lunghe serate condividiamo visioni del gusto e della vita, come se la tavola fosse un piccolo osservatorio sul mondo.
Questa stessa sensazione l’ho ritrovata anche all’home restaurant Il Girasole, dove il mio palato è stato allietato da piatti semplici e sinceri, e dove ogni portata sembrava un invito a rallentare, ascoltare, restare, grazie alla simpatia di Giuseppina Forestieri.
Sulle Ande Laziali e Guanciale
Sulle Ande laziali avrò sicuramente meno strada da percorrere rispetto a quella di Machu Picchu, ma una volta sopra sembra di essere circondato da una bellezza naturalistica che qui nella sabina non ha paragone. Montagne e irti pennacchi che sovrastano il mio essere.
La passeggiata è piacevole, assieme a un grande camminatore come il vicesindaco Alberto e Lello della Protezione Civile; a tratti si impenna, mettendo davvero a dura prova fiato e stinchi, ma è proprio la voglia di raggiungere la vetta che dimezza la stanchezza. Perché una volta arrivato, un idillio naturalistico tra la Chiesa di San Giovanni in Fistola e i vecchi ritrovamenti romani ti accoglie e migliora lo spirito di un’anima che non si è mai immedesimato nello spirito di un cacciatore.

La Pro Loco mi invita a un lauto pranzo sotto le mura del Castello, e finalmente riesco a rilassarmi tra le battute romanesche dei commensali, divertiti dalla mia dieta “strana” che nessuno, ovviamente, approva. Il clima è leggero, conviviale, di quelli che solo i pranzi di paese sanno creare.
Davanti a questo panorama assaggio una pasta al dente con un guanciale impeccabile, saporito ma non invadente, mentre aspettiamo l’arrivo della lunga passeggiata di visitatori che, nelle ultime ore, ha popolato la valle del Turano, muovendosi tra boschi, borghi e sentieri che sembrano disegnati per rallentare il passo.
Il paese di Babbo Natale

Vengo invitato a un evento ormai celebre qui nella Sabina: una manifestazione che parte dalle ultime domeniche di novembre e accompagna il paese fino alle porte del Natale. È quello che molti chiamano “il Paese di Babbo Natale”, e sì, esiste davvero: un percorso organizzato a scaglioni per gestire le tante presenze che ogni anno affollano il borgo.
Tra stand, luci e famiglie che arrivano da tutta la valle, l’atmosfera diventa quasi sospesa, un piccolo rito collettivo che segna l’inizio dell’inverno sabino.
Quello che ho percepito, più di tutto, è il valore umano di questa esperienza amministrativa: la consapevolezza che ogni scelta pesa davvero sulla vita della comunità. Collalto Sabino vuole restare un luogo accogliente e vivo, capace di offrire prospettive alle nuove generazioni, e questo premio arriva come conferma di un percorso che non riguarda solo la tecnologia, ma il modo di immaginare il futuro di un paese.


2 risposte
Magnifico servizio sul comune di Collalto Sabino, un piccolo borgo con un castello pieno di storia….
un applauso all’autore…..
Caro Signor Omar
La ringrazio per il suo messaggio, mi segua sui miei social e soprattutto continui a leggere i miei reportage.
Quello che faccio non è solo lavoro, ma passione per il nostro territorio e per un paese unico come il nostro. Grazie ancora