Pedalare senza rete (e senza batteria): reportage semiserio tra i borghi del Fermano

Questa estate ho capito che la mia gioventù è finita e forse ne sono stato fortunato. Ho un’età che non può essere chiamata giovane, forse la prima parte del mio autunno.
Ho tentato di stiracchiarla, andando in giro per ricordare memorie d’altri tempi. Ma ho visto un’altra Italia, decadente, priva di forza, bloccata da un’inerzia di una crisi identitaria e societaria che non riesce più a scrollarsi di dosso.
I ticchettii del tempo sono arrivati anche per me, per il “perdente più vincente della storia attuale“.
Ho scelto di non scegliere: niente mutuo a tasso agevolato, niente moglie e tradimenti seriali con quei piccoli vizi di un decoro borghese ante-litteram.
Mi sono spostato mentre la dimensione del tempo cercava di incasellarmi nei circuiti prestabiliti dei rituali prestabiliti. In Asia, i riti sciamanici sono stati i prodromi di uno stato d’animo inquieto e teso all’avventura.

Vivo del complesso di accerchiamento, la tecnologia cha avanza mi affascina e spero sia la panacea contro i mali della vita, un ormone in crescita per osmosi. Mi viene da sorridere a pensare che un girono un chip allungherà la mia esistenza, mentre compio riti propiziatori davanti la statua della Maddonna dell’Ambro, sentendo vivo il sincretismo pagano unito a quello cristiano.
Torre di Palme uno sguardo divertito

Ho una prova tutta “green“. Mariangela propone e Tania risponde. Debbo fare una pedalata lungo la nuova cicolvia delle Marche, nell’anello fermano toccando i borghi di Torre di Palme, Moresco, Petritoli e Servigliano.
Debbo sbrigarmi, perché ho in programma un nuovo viaggio lavorativo e debbo stringere i tempi. Panama mi aspetta nuovamente con la sua allegra pigrizia.
A Petritoli mi aspetta l’assessore Marco Vesprini, un “faccendiere” dall’aria simpatica che ha organizzato nei minimi dettagli tutta la mia permanenza. Sarà coadiuvato da Ghigo, che ha fatto delle freddure il suo piatto forte, e da Zia Marisa, la proprietaria della celebre Antica Stamperia Fabiani.

A Torre di Palme, dopo le foto e i video di rito e l’incontro con la piacevole Vissia, del Comune di Fermo, passeggiamo tra le vie del borgo. Tutto è decorato secondo un linguaggio turistico: biciclette colorate, fiori, le stesse identiche cose che ritrovo anche quando mi reco in Umbria, nella bella Montefalco.
E se pure sono elementi omologati al turismo di massa, di quelli che fanno perdere un po’ della sacralità a una pala del Carlo Crivelli custodita nella Chiesa di Sant’Agostino, alla fine quei colori variopinti mi regalano una meravigliosa sensazione di serenità.
Tra le vie di Moresco a passeggio con sindaco

Prima di arrivare a Moresco, dove mi aspetta il sindaco Massimiliano Splendiani, scendo dal pulmino inforco la bicicletta e comincio a pedalare verso la Madonna della Salute, una minuscola chiesa fuori dalle porte cittadine a cui sono particolarmente affezionato.
Il primo cittadino è vestito di tutto punto, un ex ciclista che ha tutta l’aria di volermi dare del filo da torcere. E Ghigo, da operatore incallito, spalanca la portiera e comincia a filmarci tra le rue murate di questo stupendo borgo.
Ci facciamo riprendere mentre saliamo e scendiamo dai vicoli incorniciati dalla bellissima torre dell’orologio, e come modelli sportivi ci facciamo immortalare sotto la torre eptagonale.
Petritoli quando l’amore chiama

Torno nella mia stupenda Petrioli. D’altronde, essendo la nuova patria prediletta di un consumato giornalista come Remo Croci, che intervisterò la mattinata successiva, non c’è da aspettarsi altro che un lungo legame d’amore.
E poi ci sono tanti amici come Marco Vesprini, Ghigo e Zia Marisa, a cui si aggiungerà sua nipote, l’elettrizzante Marida, che tra una visita e l’altra si cimenta all’Antica Stamperia Fabiani nell’arte della scrittura con i caratteri mobili.
Marisa è l’anima di questa deliziosa cittadina, un borgo celebre da tempo per i matrimoni, internazionali e non, anche perché lei più di chiunque altro tiene viva la memoria del suo amato marito Giancarlo, raccontando aneddoti della sua vita speciale.

Salgo lungo il bastione dell’Amore, superando strappi e doppiando i meravigliosi tre archi cittadini, fino ad arrivare all’elemento che caratterizza Petrioli: la sua splendida torre civica.
Ma il punto prospettico più affascinante è sicuramente lo scoperto in cui mi porterà Marco, un affaccio da cui si riesce ad apprezzare lo skyline del borgo con tutte le sue caratteristiche estetiche.
Servigliano oggi più che mai

In mattinata raggiungiamo Servigliano e, dopo una breve intervista con la Pro Loco, entro per la prima volta nella chiesa di Santa Maria del Piano: una meraviglia lignea con affreschi che mi fanno tornare in mente le pievi umbre.
Servigliano, in questa magnifica giornata di fine estate, mi regala dall’alto, grazie al drone, la visione del suo perfetto quadrilatero, dandomi l’occasione di visitare il Parco della Pace e ammirare gli abiti d’epoca del suo celebre Torneo Cavalleresco.
Voglio evitare di raccontare la sua Casa della Memoria: ci sono stato l’anno scorso e le sue pareti sono ancora impregnate di troppo dolore. Una stazione ferroviaria che di primo acchitto può sembrare accogliente e che invece è stata il punto di partenza per i lager nazisti durante l’occupazione tedesca.
Fortunatamente il Parco della Pace è oggi un pallido ricordo di dolori passati; su quell’erba dove un tempo si avvertiva l’odore acre del dramma, oggi corrono bimbi ignari della Shoah.

L’ultimo tratto di ciclovia mi attende: devo correre dietro al “blindato” del Comune di Petritoli mentre Ghigo mi riprende.
Fatico non poco per stargli dietro, anche perché, come scoprirete tra poco, avevo tra le mani una presunta bici a pedalata assistita che si è comportata in tutto e per tutto come una bici da Ironman: convinto di avere un alleato a motore, ho scoperto a metà salita che stavo lottando contro un carro armato di ferro, per colpa di una batteria che non dava segni di vita o, molto più probabilmente, della mia totale incapacità di capire quale tasto premere!.
