Casa della memoria di Servigliano, la notte e la stella.

L'entrata della ex stazione ferroviaria di Servigliano.

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Casa della memoria di Servigliano, la notte e la stella.

Stele commemorativa del Campo di Concentramento di Servigliano.
Stele commemorativa del Campo di Concentramento di Servigliano.

Non ricordatemi il veloce scorrere del tempo e non mostratemi orologi a pendolo che scandiscono i battiti del mio cuore. Detesto la caducità del tempo, lotto per rallentarlo e cerco di ammansirlo con gentilezza, per evitare che le sue lancette si muovano troppo rapidamente, ma il mio lamento è sordo alle orecchie di un padrone assenteista.

Ho solo un rimedio, antico come il mondo: riportare su monitor parte delle mie esperienze, per essere almeno in parte testimone attivo dei complessi processi storici.

Chiamatemi Ambassador, influencer… ma in realtà questo ruolo che mi si è cucito addosso spesso mi sta stretto, e al campo della memoria di Servigliano torno ad essere il giornalista compassato, a tratti malinconico, che spesso mi contraddistingue.

È dura scrivere su un argomento del genere, dopo un anno di viaggi in giro per borghi, in cui mi sono — e continuo a — nutrirmi di bellezza.

Mi sale la paura di non essere più adatto a trattare tali argomenti, che una parola di troppo possa ferire un gruppo di persone, oppure che un mio sentimento possa portare a galla antichi rancori.

Le quattro stagioni

L'entrata della ex stazione ferroviaria di Servigliano.
L’entrata della ex stazione ferroviaria di Servigliano.

La bambina con i pattini rosa corre, sembra voglia arrivare in tanti punti del suo breve tragitto. Le sue rotelle stridono contro l’asfalto, producendo uno strano rumore.

Mi ricorda la bambina vestita di rosso di Schindler’s List. D’altronde, questa strana stazione ferroviaria, ben mimetizzata nel nuovo tessuto urbano di Servigliano, ha tutte le caratteristiche di un piccolo lager tedesco, con la sua celebre scritta inneggiante al lavoro.

Brandelli del mio cuore sono ancorati a luoghi, volti e paesi in cui sono stato testimone — seppur ritardatario — di complessi genocidi.

La storia mi osserva, sembra ammonirmi: “Marco, tu non sei più quello di una volta. La vita ti ha castrato.” E il dolore dei ricorsi storici mi fa più male della mia recente gioventù.

Foto esplicativa del Campo di concentramento di Servigliano.
Foto esplicativa del Campo di concentramento di Servigliano.

La bambina con i pattini si avvicina con la sorellina più grande, entrambe portate per mano dalla madre, la Signora Valentina Cicarilli, che oggi sarà il mio cicerone.

Il campo d’internamento di Servigliano ha vissuto ben quattro stagioni:

  • 1915 come campo di prigionia per soldati austro-ungarici durante la Prima guerra Mondiale;
  • gennaio 1941 – settembre 1943 per detenuti alleati;
  • ottobre 1943 – giugno 1944 per ebrei, destinati alla deportazione dei campi di sterminio;
  • nel secondo dopo guerra fu riconvertito come campo profughi per gli esuli provenienti dall’Istria.

La Casa della Memoria è articolata in diversi ambienti. L’ingresso, in particolare, mi provoca un brivido: richiama alla mente l’arrivo alla Judenrampe di Auschwitz.

L’interno, ben conservato, ospita un plastico che evidenzia l’ampiezza del campo e una moltitudine di fotografie — un vero e proprio inno alla memoria — che raccontano frammenti di vita di alcuni internati.

I volontari hanno lavorato con grande dedizione per raccogliere aneddoti e digitalizzare le storie dei prigionieri istriani, corredandole di tessere identificative e alcune fotografie.

Oggi, il campo esterno — smantellato erroneamente decenni fa dal Comune per far posto a un parco — ha perso gran parte dei suoi tratti storici.

Sebbene sia stato intitolato alla Pace, la sua realizzazione ha cancellato le linee distintive del luogo, lasciando intatti solo pochi elementi: una baracca ben restaurata, un modulo abitativo per le guardie del campo; alcuni tratti di filo spinato; e il muro da cui un prigioniero inglese riuscì a fuggire, dileguandosi. Proprio quel muro è oggi uno dei simboli più evocativi del campo.

È un’immagine che lascia interdetti: vedere dei bambini giocare spensierati su un suolo intriso di lacrime e dolore. Quel terreno, un tempo teatro di sofferenze indicibili, oggi risuona di risate e corse leggere. Eppure, sotto ogni passo, sotto ogni gioco, si cela una memoria che chiede rispetto, che merita silenzio e ascolto.

E’ scritto nelle stelle

Mostra fotografica interna alla Casa della Memoria di Servigliano.
Mostra fotografica interna alla Casa della Memoria di Servigliano.

I lager sono stati una metastasi. Partita dalla Germania, si è propagata in tutta Europa, poi tornata in voga durante le guerre balcaniche.

In questi giorni di “disonorata” pace armata, i ricorsi storici infittiscono le reti del nuovo destino, tenuti per mano da volgari capitani di ventura, che non hanno a cuore la prosperità dei loro rispettivi paesi, ma solo l’esercizio del potere.

Il razzismo, quello “sano e buono”, non è esclusiva di folli ideologie: nasce nel seno di una società malata, dove vali per ciò che possiedi, e dove l’apparato sociale si stratifica come una crosta che separa e giudica.

Questo è il muro che fu forato durante la fuga dei prigionieri dal campo di Servigliano, oggi parte del Parco della Pace. Il totem esplicativo accanto ne racconta la storia, ricordando il coraggio e la speranza di chi cercò la libertà in tempi oscuri. Un luogo che oggi invita alla riflessione e alla memoria
Questo è il muro che fu forato durante la fuga dei prigionieri dal campo di Servigliano, oggi parte del Parco della Pace. Il totem esplicativo accanto ne racconta la storia, ricordando il coraggio e la speranza di chi cercò la libertà in tempi oscuri.

L’ho visto nelle scuole, quando il figlio dell’operaio veniva escluso dai giochi per via delle sue umili origini. L’ho visto nel mondo del lavoro, dove chi ha accesso ai piani alti può disporre di tutto.

Questo genera risentimento sociale, povertà, emarginazione.

Terreno fertile per il desiderio di portare un solo uomo al potere, e per l’avvento di un nuovo tecnofeudalesimo.

In fondo ne siamo tutti consapevoli, ma speriamo che il percorso sia lento, rimandando alle prossime generazioni.

La Casa della Memoria di Servigliano è un monitor. Piccolo, forse insignificante rispetto alle stragi compiute nei lager tedeschi, eppure un tassello importante, atto a non dimenticare.

È mentre tutto accade alzo gli occhi alle stelle. Non c’è dubbio: la volta che mi accoglie nel suo animo è la chiave di lettura di un mondo nuovo. Un mondo nuovo che non cancella il dolore ma lo trasforma. Un mondo dove la memoria non è un peso, ma orientamento. Dove il cielo non è decorativo ma guida.

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