Natale a Corinaldo con 120/80.

Vista aerea di Corinaldo

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Natale a Corinaldo con 120/80

Il mio cuore ancora affascinato dalle possenti mura della città di Corinaldo.
Il mio cuore ancora affascinato dalle possenti mura della città di Corinaldo.

“Il tuo cuore non presenta alcuna ipertrofia. La pressione, invece, è figlia dell’ansia da lavoro. Dovresti staccare prima o trovare un’attività che ti gratifichi.”.

Questa è stata la sentenza del mio dottore, mentre tende l’orecchio al suo tecnologico macchinario, il cui risultato sottolinea che il mio stato pressorio non è malattia, ma è unicamente figlio del superlavoro.

Viviamo nell’era degli eruditi da tastiera, dove tutti sanno fare il mio mestiere meglio di me. Ogni telefonata diventa un un colpo di martello: la diastolica e la sistolica si prendono per mano e insieme superano la soglia minima consentita dei 140/90.

Ci pensa Super Mariangela Albertini a corrermi in soccorso. La mia guida spirituale marchigiana mi recapita il numero giusto, quello che apre la porta al vero significato del Natale. Un ricorrenza vissuta con grande gioia nel borgo di Corinaldo, che ha trasformato questa santa celebrazione nella punta di diamante della sua nutrita palette di eventi.

Infatti il borgo ha puntato molto sulla destagionalizzazione dell’offerta turistica e visitando il portale turistico www.corinaldoturismo.it), si può vedere che in ogni periodo dell’anno ci sono manifestazioni, iniziative e tante attività artistiche e culturali.

Ritorno a Corinaldo

L'alto albero di Natale, invita a partecipare all'evento.
L’alto albero di Natale, invita a partecipare all’evento.

Non ritorno a Corinaldo dal 2016, quando l’allora sindaco Matteo Principi mi invitò per ringraziarmi di un articolo che avevo dedicato al suo borgo. Ogni volta che rivivo un’esperienza giovanile, l’emozione è inevitabile: voglio capire se, con il passare degli anni, ciò che ho vissuto riesce ancora a lasciare un segno nella mia coscienza.

La mia passione per i borghi mi offre una chiave di lettura più profonda: posso tracciare similitudini con altre cittadine, analizzare i pro e i contro della vita urbana e della sua società.

Eppure Corinaldo resta lì, silenziosa, con le sue possenti e regali mura, capace di darmi la stessa impressione di un decennio fa.

E quella lunga scalinata, che si arrampica come un test di resistenza fisica, aggiunge una postilla ironica al mio cammino: ricordarmi che il borgo non è solo memoria, ma anche sfida, e che la sua bellezza si misura anche nella fatica di raggiungerla.

L’attuale sindaco Gianni Aloisi mi accoglie con calore e mi accompagna a visitare il centro storico con le tante attività organizzate per il Natale.

Nella casa di Babbo Natale

Un simpatico elfo in compagnai di un bambino.
Un simpatico elfo in compagnai di un bambino.

Le quattro dell’otto dicembre possono essere considerate come la mezzanotte del 25 dicembre, minuti che si rincorrono nell’attesa che qualche bambino scopra che, tutto sommato, Babbo Natale esiste davvero.

A Corinaldo non traina una slitta, ma è accompagnato da una nutrita folla festante, cappellini rossi ben piantati in testa e sorrisi che scaldano l’aria gelida. Cerco di immortalarlo, ma la calca è troppa: si muove balzellando qua e là, protetto da un’elfetta deliziosa, bionda e gentile per natura.

Mi vergogno un po’ ad entrare nella casa di questo “Padre della Patria corinaldese”, ma l’elfetta, accorgendosi delle mie riprese, si trasforma in agente immobiliare: stanza dopo stanza mi guida con grazia, raccontandomi la vita del suo CEO, come se fosse un tour privato tra i segreti della sua esistenza.

Non è solo Babbo Natale a elargirmi sorrisi: sono le persone con cui mi intrattengo a regalarmi strette di mano e risate sincere. I bambini, accompagnati dai loro genitori, si spostano da uno stand all’altro: chi per scrivere una letterina, chi per confidarsi con qualche aiutante di Babbo Natale e chiarire la sua dogmatica posizione nei confronti di questo anziano signore.

Mi fermo anch’io, attratto da un gioco semplice: infilare un cerchio dentro un’asta. Ci provo due volte, ma i miei tentativi si rivelano vani. Sorrido e mi allontano, mentre altri bambini, con più fortuna di me, riescono là dove io ho fallito.

Ritorno a valori accettabili

Vista aerea di Corinaldo
Vista aerea di Corinaldo

Gli scozzesi suonano le loro cornamuse, prendono fiato, percorrono qualche decina di metri e riprendono una nuova danza, tanto intensa da mettermi i brividi. Lo stomaco brontola: non ho mangiato nulla, niente vin brulé. Mi concedo delle castagne squisite, per fortuna poche, perché non voglio appesantirmi: devo volare di notte e voglio restare vigile.

Da quassù, tra cielo e mura, osservo un borgo che continua a esercitare su di me lo stesso fascino unico di tanti anni fa. Cosa ritrovo? La serenità che sento di aver perso. Non quella legata al lavoro, né quella della mancanza di qualcosa di concreto, ma quella che ha radici antiche, romantica e maledetta di un amore dannato e sempre ricorrente.

Rancori e visioni rapaci che, dopo tanti lutti, non mi hanno più permesso di trovare pace, lasciandomi solo con i miei pensieri.

Eppure, Corinaldo mi sta restituendo, in questa notte, ciò che avevo perduto. Al Palazzo Meraviglia lo sento: la pressione si abbassa, torna a livelli accettabili. Quello che voglio, quello che spero, è che in questo futuro così ambiguo ci sia ancora spazio per la serenità che ora, almeno per un istante, ho ritrovato.

A proposito.

Non preoccupatevi della mia pressione che a tratti segna 150/100: una volta tornato a casa ho rimesso la macchinetta in funzione e i valori erano 126/82.

Diciamo che ci sono quasi.

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