Venezuela libre

ll blitz notturno di Trump, che ha portato alla cattura di Maduro, ha lasciato il mondo con il fiato sospeso.
Un colpo di testa, sì, ma anche un colpo al cuore di una storia che da troppo tempo marciva nel silenzio.
I molti pro-Pal, seduti a migliaia di chilometri di distanza, si affretteranno a parlare di violazione del diritto all’autodeterminazione. Ma i tanti esuli, sparsi in terre straniere, esulteranno. Per loro, non è geopolitica: è liberazione.
È la fine di un incubo che ha trascinato un Paese nella fame, nella paura, nella polvere. Ho chiesto a una donna italo-venezuelana la sua verità. Non volevo analisi: volevo scoprire il filo scoperto di una storia intrisa di lacrime e dolore. Ha risposto come piace a me: concisa, diretta, senza fronzoli.
“La situazione è fragile. Serve disciplina, lucidità. Questo è l’inizio di qualcosa che può somigliare alla libertà. A Caracas, il silenzio è resistenza: restare in casa è un atto di protezione collettiva.
Noi italo-venezuelani in Italia non siamo spettatori. Siamo presenti, minuto per minuto, con chi è rimasto. Le emozioni non hanno confini: paura, speranza, tensione. Tutto ci attraversa. Siamo una rete viva, un ponte emotivo tra la capitale latina e le nostre case in Abruzzo.
Io sono nata a Caracas. Vivo in Abruzzo da trent’anni. Sto bene, ma il Venezuela mi manca come può mancare se stessi. Sono tornata più volte, ma negli ultimi anni no. Il distacco è una ferita che si porta con dignità. Ora molti potrebbero tornare nel Bel Paese.
Alcuni aspettano solo il momento per rivedere la propria terra: c’è il desiderio di radici, di riconoscersi, di testimoniare“.
Una riflessione sulla libertà
Il Venezuela è finalmente libero dalle ingerenze straniere? La domanda pesa più delle risposte affrettate. La situazione è incerta e ancora in movimento. Trump sembra aver scavalcato María Corina Machado, figura sostenuta da più del 70% del popolo e riconosciuta a livello internazionale.
Ma il popolo venezuelano non appartiene a nessuno. Non è proprietà di leader, né trofeo di potenze.
La fine dell’incubo chavista sembra vicina, quasi alle spalle, ma non basta a dissolvere le ombre. Perché la libertà non è un cambio di bandiera: è un processo. Il Venezuela sarà davvero libero solo quando i venezuelani saranno padroni del proprio destino, senza più cortine di aiuti interessati, senza mani straniere a tirare i fili.
È un sogno che affido a un popolo gentile, ferito ma non spezzato, capace di rialzarsi con una dignità che il mondo spesso non ha saputo vedere. Un popolo che merita di tornare a respirare, a scegliere, a costruire.
E allora, in questa notte che sembra un varco, resta una sola certezza: la libertà non arriva mai in dono.


