Pergola: molte nuove sul “fronte” marchigiano

Lo so. Un titolo assurdo per un argomento duttile. Ma spesso la mia attenzione è rapita da particolari della mia vita, intersecandola con esperienze, letteratura, film e viaggi.
Eppure, dopo aver visto “Niente di nuovo sul fronte occidentale“, qualcosa si è incrinato. Ho introiettato la sofferenza dei soldati al fronte, con un dolore che non era mio, ma che mi ha attraversato come se lo fosse. Dentro quelle trincee, nessuna nuova. Solo silenzio, paura e attesa.
Come nella realtà dell’attuale geopolitica, dove le notizie e le fake-news si rincorrono, allarmando le nostre coscienze. Una cortina di ferro invisibile, ma altrettanto dolorosa.
Sul fronte marchigiano, invece, tante nuove.
A Pergola la bellezza non è statica. Si trasforma in racconto, si adatta, si armonizza con i suoi particolari.
Ogni angolo, pietra e persona che incontro è ritualizzata come risposta al silenzio del mondo. È come se la bellezza fosse un linguaggio segreto, che parla solo a chi veramente ha avuto il coraggio di saperla decodificare.
Un influencer inglese a Pergola

A Marotta prelevo uno degli influencer più celebri del ristretto cerchio dei Borghi più belli d’Italia: Jake Carson. Mi attende una piacevole sorpresa, perché durante il tragitto in auto verso Pergola scopro il suo mondo, fondato su pilastri solidi e privo di nervi scoperti.
Gentilezza, cultura e affabilità sono le basi della sua personalità, e grazie alla sua incommensurabile preparazione vengo a conoscenza di aneddoti sul nostro territorio che ancora ignoravo.
Pergola non si può definire proprio un borgo. Me ne accorgo durante la mia passeggiata tra le rue in muratura, dove si percepisce tutta la grandezza del suo territorio.
Le nostre tre guide ci attendono sotto l’ampio portico comunale, e a ognuna di loro spetta il compito di raccontarci un tesoro nascosto di una città dal fascino ancestrale. La città delle cento chiese, così viene chiamata e non a caso.
Iniziamo proprio da una delle più celebri, visitando Santa Maria di Piazza, vanto della città per il suo affresco quattrocentesco, rinvenuto proprio dietro l’altare.

È sprovvisto della parte centrale, distrutta per fare spazio alla nicchia adiacente l’affresco, e di cui si è salvato solo il volto del Cristo.
Lo strano teatro e la luce della Fede

Nella Regione Marche, i teatri sono parte integrante del tessuto connettivo culturale. Non esiste un borgo senza teatro. L’ho visto a Treia, a Petritoli, e non lo scopro certo a Pergola.
Ma, a differenza delle precedenti esperienze, qui c’è qualcosa che mi sfugge e a cui non riesco a dare un significato. Una stanza al piano terra, il cui soffitto è retto da volte a crociera, lo fa sembrare più un monastero che una struttura ludica.
Salgo sul palcoscenico per capire la differenza stilistica tra i teatri visti in precedenza e quest’ultimo. Lo noto appena mi concentro su un punto fisso immaginario.
La sua forma è molto più raccolta, e assomiglia a un ferro di mulo piuttosto che al tipico ferro di cavallo. La sua realizzazione ha permesso così di migliorarne l’acustica e il rumore delle mie parole si scontra dolcemente contro quello della platea.
Dopo aver osservato con particolare attenzione un’opera d’arte dell’artista Walter Valentini, un’opera viva, che personalmente mi mette suggestione per il grande valore assegnato al rumore del tempo, scendiamo una rampa, precedentemente adattata a far salire i muli, e percorriamo a ritroso i nostri passi.
Un uomo che non ha fede, può considerarsi ancora un uomo? In questo momento storico di grande difficoltà, ho ritrovato la luce di una mia personale fede all’interno delle pievi romaniche, dei monasteri abbandonati e degli eremi, in cui ho cercato di prelevare le forze primigenie per continuare a vivere un’esistenza più serena.
Pergola non è la città di un’ora, e non è un borgo in cui credevo di sentire una forte attrazione, perché le chiese sparse dentro le mura comunali non mi hanno mai dato quella forte presenza.
La mia prospettiva cambia all’interno di quella dei Re Magi, dove lo stile barocco trionfa in colori e eccessività. Ma è proprio quel soffitto forte, austero, a darmi una nuova visione verso l’assoluto.
I Bronzi di Pergola, la nuova novità sul fronte “marchigiano”

Arriva finalmente il momento che aspettavamo: il “fronte” marchigiano si apre con una novità a me sconosciuta. Finalmente entreremo nel museo cittadino più celebre, quello dei celebri Bronzi Dorati.
L’emozione è tanta: ci sono stati alcuni visitatori che li hanno addirittura definiti i Bronzi di Riace delle Marche. Entriamo in una stanza fiocamente illuminata: gli unici bagliori sono diretti su due cavalieri e due figure femminili, realizzati in bronzo dorato all’incirca tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., scoperti fortuitamente nel 1946 da due contadini del luogo.
Abbiamo il nostro piccolo momento di gloria: siamo soli e possiamo giocare con la nostra attrezzatura, riprendendo e fotografando dei particolari.
Poi entra un folto gruppo, ed appena tutti si sistemano, la sala diventa un immersivo “caleidoscopio”, sulle cui pareti viene proiettata l’intera narrazione.
Finito il filmato, mi sistemo vicino al cavaliere meglio conservato e cerco di immedesimarmi nei suoi gesti, nella sua mimica e soprattutto nella sua fisicità, che rispecchia la gloria del tempo passato del nostro Paese.

Sul fronte marchigiano, nessun cecchino attende con ansia la mia uscita. Non possono esistere trincee dove c’è cultura.
L’unica prima linea è quella della memoria, della fede e dell’arte. E purtroppo, il doloroso spopolamento della nostra geografia interna, di cui Pergola non fa eccezione, resta una ferita aperta.
I cittadini locali devono essere orgogliosi del loro passato, poiché in tempi come questi, l’unica vera vittoria è quella di conservare i propri gioielli artistici e non dimenticare le proprie radici



