Grazie Borghi più belli nelle Marche

Consideratemi un ibrido, ve lo concedo.
Ho cercato di nascondere la mia pronuncia, migliorando il mio italiano, camuffando quella r moscia che sa d’Oltralpe.
Un vezzo fonetico, di cui mi sono amaramente vergognato ma anche un gesto di mimetismo. Il risultato? Un baricentro spostato, idealmente, lontano dalle mie vere origini.

Eppure sono abruzzese. Nato in quella parte d’Italia bellissima e poco raccontata, che si offre nuda all’occhio del vero viaggiatore di chi, come me ama la contemplazione e storie acre di terre legate all’emigrazione.

Sono nato a cavallo tra due regioni, in prossimità delle cosiddette “Marche Sporche” , un nome eufemistico, ironico, spesso utilizzato con fanatica cattiveria per chi è “al di là del Tronto“. Un piccolo mondo circoscritto ad antichi riti e alla transumanza non sempre fatta da pecore, ma anche legate ad una dolorosa diaspora di anime.

Nato in Abruzzo, cresciuto nelle Marche
Sono in bilico e non ho mai varcato la linea immaginaria di questi due mondi a me cari. Una soglia che unisce e al contempo separa, che mescola dialetti, gesti e memorie. E in questo crocevia che ho imparato a distinguere i segni dei passaggi storici e dei variegati passaggi.

Ma c’è una postilla che non posso omettere. La città di Fermo, non lontana da Giulianova è per me più di un luogo, un simbolo, l’immagine cruda di un pezzo della mia famiglia emigrata per trovare fortuna, con valigie pesanti e il sogno di lasciarsi dietro la miseria.
E poi c’è Ascoli Piceno, la città della mia gioventù. Il punto di partenza di sogni universitari infranti, che mi hanno fatto ardentemente sognare una vita lontana dalla provincia alla conquista di un mondo che credevo alla mia portata.
Gli Ambassador scoprono le Marche
Tania Torresi mi coinvolge in un progetto digitale, necessario e condiviso con le generazioni Millennials e Z: un viaggio alla scoperta dei borghi più belli delle Marche, dove intreccerò Reel, articoli e soprattutto una memoria fatta di resistenza.
Mi armo di drone, fotocamera e, soprattutto, di un taccuino, mezzo anacronistico ma insostituibile, per fissare e interpretare i miei sogni nelle lunghe notti trascorse nelle strutture che mi ospitano.

Con il direttivo dei Borghi più belli delle Marche, guidato dalla presidentissima Cristina Nardi, non mi limito a svelare una regione: ne esploro i miti, spesso indecifrabili, e abbraccio il fascino del tempo che scorre lento, quel tempo rincorso per tutta la vita e spesso sprecato nella mia vorace fretta.

Nelle piazze, nei monasteri e nei boschi incontro volti nuovi e simboli inattesi, capaci di riscrivere i lineamenti della storia.
Mi dicono che sono nato per essere un Ambassador. Un viaggiatore incallito che ha introiettato dentro di sé questo ambizioso progetto: raccontare i borghi delle Marche con occhi nuovi e cuore antico.
Un moderno Erodoto, che al posto dei calzari ha scelto delle comode Hoka, per camminare lungo le mete che via via mi si dischiudono. Non più un’esploratore, piuttosto un viandante, pronto a tradurre in un codice attuale paesaggi, visi e storie di memoria condivisa..
Un anno in viaggio
Mi perdonino tutti i Comuni. Vorrei rendere partecipe ognuno.
Questa è solo una lettera di commiato, non un addio, sia chiaro ne ho pronunciati troppi e non ho più voglia di farlo.

Una lettera, un pezzo o un articolo?. No, soltanto un piccolo ringraziamento per l’esperienza condivisa con ristoratori, guide, persone del posto, sindaci e amministrazioni: figli di quella politica ormai scomparsa, in cui i problemi paesani erano il cuore del dibattito.

Sono alla ricerca di una patria che mi accolga, libera nel vizio e retta da uomini forti. Un mondo cavo, un astro teosofisico retto dal Re del Mondo.
Non l’ho mai trovato. Forse perché la sua continua ricerca è lo scopo stesso della mia esistenza.
Continuo a discorrere con me stesso, in passeggiate paretetiche lungo le rue in pietra della bella Frontino. Poi mi siedo sul freddo marmo della Fontana di Franco Assetto, riparandomi dall’afa estiva.

Lorena, Sabrina e Marzia mi accompagnano dal buon Vincenzo, che mi racconta le ultime storie della mia Abbadia di Santa Croce al Chienti, il cui magnetismo ha impregnato la mia anima.
Paola mi guida ad Avacelli, dove un libro diventa il simbolo giornaliero di una comunità. Mariangela Albertini mi accoglie nel nuovo Scriptorium di Gradara, dove la scrittura a mano resiste all’oblio digitale.

Il dolore del sisma
Sono stato partecipe anche del dolore. Treia che con le sue ferite ci porta indietro al sisma di qualche anno fa.
Una città in ricostruzione, che nel breve diverrà una tappa obbligata per i tanti appassionati dei borghi marchigiani.

Con Sabrina Virgili ho scoperto l’emozione della disfida del bracciale, un gioco entusiasmante che affonda le radici nel passato locale e ho assaporato la grande voglia di tutta l’amministrazione di combattere la desertificazione del nostro interno.
A Moresco salirò sulla vetta della Torre eptagonale, passeggerò con il colto sindaco Massimo Splendiani e la sua amabile amministrazione.
Ci sarebbe tanto da dire, ma temo di annoiare. Ci sono ancora tanti borghi da svelare.
E il mio viaggio, nonostante tutto è ancora lungo.




2 risposte
Grazie Marco , viaggio con te verso la conoscenza di molti luoghi incantati e poco conosciuti. Grazie perché con il tuo impegno alimenti la loro vita
Grazie a voi cittadini delle Marche, per la stupenda ospitalità e la scoperta di una regione unica.
Grazie Marisa