Morro d’Alba, il canto segreto dell’ussaro.

L'entrata di Morro d'Alba

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Morro d’Alba, il canto segreto dell’ussaro

Vista aerea del celebre Camminamento "La Scarpa" di Morro d'Alba.
Vista aerea del celebre Camminamento “La Scarpa” di Morro d’Alba.

La cinta muraria trasmette forza e robustezza, come quell’ussaro che si affaccia dal celebre porticato cittadino.

Il teschio e le tibie incrociate evocano disciplina e rigore: nessun vizio, nessuna concessione, perché un soldato della sua nobile stirpe deve restare lucido in battaglia. Sempre.

Eppure l’esistenza umana è fatta di piccoli simposi, di riti e celebrazioni che, a Morro d’Alba, stendono un velo di passione e rendono la vita più intensa.

È la mia immagine riflessa sulle porte d’ingresso di un borgo, e soprattutto di una regione che mi ha donato la consapevolezza di svestirmi del kepi che idealmente portavo sul capo.

Di quel rigore stoico che si scontra con l’ozio. E poi Franca, una lettrice, me lo ha detto: “Marco, ai tuoi articoli serve un motivo per farci sognare e non per rattristarci”

Ed è proprio da qui che nasce il mio racconto: dal sogno che si accende tra mura antiche e passioni quotidiane.

Il portico che racconta Morro d’Alba

Una passeggiata lungo il camminamento La Scarpa, un'emozione unica.
Una passeggiata lungo il camminamento di ronda La Scarpa, un’emozione unica.

L’assessore Alessandra Boldreghini, dopo avermi narrato frammenti della storia del paese, mi conduce lungo il camminamento di ronda La Scarpa.

È uno spazio sospeso, quasi metafisico, un balcone aperto sulle Marche.

Le abitazioni che si affacciano su questo lungo corridoio hanno due ingressi: uno rivolto verso la piazza comunale, l’altro verso questo percorso incantato.

Non è soltanto un camminamento di trecento metri: è un luogo d’incontro, un corridoio di pensieri e di emozioni, dove ci si ritrova, si riflette e si intrecciano destini.

Qui si suggellano amicizie e nascono amori, in un’atmosfera che unisce la bellezza del paesaggio alla magia delle relazioni umane.

Il leitmotiv di Morro d’Alba, fin dalla notte dei tempi, è un tesoro autentico che l’ha “condannataad essere uno dei borghi più belli d’Italia. Non soltanto per la sua storia, ma anche per la sua gente, per i suoi luoghi e per i suoi spazi.

Qui persino gli anziani non vengono relegati nel ricovero adiacente alle mura cittadine: al contrario, sono parte viva della comunità, insieme ai ragazzi, e partecipano attivamente a ogni evento.

È proprio questa armonia tra generazioni che mantiene il paese vivo, che lo fa respirare nel passare del tempo e delle epoche, custodendo la memoria e rinnovando continuamente la sua anima.

Tra antichi mestieri e memorie contadine, il Museo Etnografico di Morro d’Alba custodisce l’anima autentica di un borgo che vive ancora nelle sue tradizioni.
Tra antichi mestieri e memorie contadine, il Museo Utensilia di Morro d’Alba custodisce l’anima autentica di un borgo che vive ancora nelle sue tradizioni.

Per suggellare questa atmosfera senza tempo, Alessandra mi conduce nel Museo Utensilia, che un tempo fu la casa dei suoi nonni.

Qui si respira l’aria genuina del paese, avvolta da quella quiete tipica della civiltà contadina, scandita da riti semplici e da piccole liturgie quotidiane.

Ogni oggetto, ogni angolo, racconta la vita di un mondo che sembra lontano, ma che continua a pulsare nel cuore della comunità.

La Lacrima di Morro d’Alba, la degustazione come rito

Il sommelier professionista Giuliano Mazzarini, custode dell’Enoteca di Morro d’Alba, mi guida tra i misteri e le emozioni dei vini DOC del borgo
Il sommelier professionista Giuliano Mazzarini, custode dell’Enoteca di Morro d’Alba, mi guida tra i misteri e le emozioni dei vini DOC del borgo

Sono un falso astemio, quasi astemio, o forse soltanto un sobrio che non ama il nettare rosso.

La mia deontologia professionale mi induce ad accettare: non posso bere a sazietà, ma solo un piccolo sorso, perché ho ancora il drone da far volare.

Così degusto lentamente un vino dal retrogusto particolare, nato tra le colline interne del paese: la Lacrima di Morro d’Alba, così diversa dal fresco Verdicchio che guarda il mare. E mi chiedo come abbia potuto sperperare anni di vita obbligandomi a non assaggiare nemmeno questo nettare.

Nell’enoteca il buon Giuliano mi regala dettagli e racconti, mentre Alessandra, orgogliosa di questo antico rito, sorride felice quando riprendo con il cellulare.

Alla fine mi offre due bottiglie di pregiata Lacrima, sigillo di un incontro che sa di tradizione e comunità. Le stringo tra le mani come un dono antico, da portare con orgoglio a casa, dopo una giornata che non è stata solo ascolto, ma immersione in un mondo di racconti, di volti e di emozioni.

Un giorno che resterà sospeso nel tempo, come il profumo del vino che continua a vibrare nell’anima.

Morro d’Alba tempio degli spiriti liberi

Dalla Biblioteca di Sarajevo al Portico La Scarpa di Morro d’Alba: due templi del sapere che custodiscono memoria e identità, dove ogni pietra e ogni libro raccontano la resilienza della cultura.
Dalla Biblioteca di Sarajevo al Portico La Scarpa di Morro d’Alba: due templi del sapere che custodiscono memoria e identità, dove ogni pietra e ogni libro raccontano la resilienza della cultura.

Non sono nato intellettuale e non lo diventerò mai: ho scelto l’azione, rifugiandomi nel ventre possente della notte.

Al contrario delle Accademie, ho percorso prima la via della pratica e solo dopo quella della teoria, “disimparando” ciò che mi era stato imposto da pseudo‑filosofi privi di immaginazione.

La misura della quiete è l’archetipo della mia legge, e le visite nei borghi diventano una lente d’ingrandimento attraverso cui lavorare su me stesso.

Morro d’Alba mi appare come la biblioteca di Sarajevo: un tempio del sapere, distrutto dalle milizie di Karadžić, ma tornato a splendere più che mai.

Entrambi custodiscono la memoria di ciò che è stato e la passione di ciò che resta, simboli di quel canto segreto dell’ussaro che continua a vibrare nell’animo degli spiriti liberi, custodi della notte e della memoria.

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