Mondolfo, senza pupa ma con i birocci

Esco con un’influencer, una Milf della mia età, di quelle dal calibro grosso, le bellone che credono di poter disporre di tutto. Mi vede come vittima sacrificale, ma io so già cosa mi aspetta e sono preparato.
È un’altra figlia di un dio minore, nutrita di idiozie, domande inutili e storie di fantasia di chi veleggia sulle onde del web. Ho sbagliato: sarà una serata sprecata. Non ha compreso che i veri vincenti sono quelli che sanno togliere tutto ciò che è inutile.
Le dico: “Me pari la pupa del biroccio”, quella truccata su di un lato del tipico carretto marchigiano. Non solo specchio di vanità, ma simbolo di fertilità.
Non raccoglie. Mi alzo e vado via, perché la bella Mondolfo mi aspetta.
I Della Rovere si presentano

E torno nuovamente a Mondolfo, dopo che Alice Andreoni, il vicesindaco, mi aveva offerto l’opportunità di visitare per la prima volta il suo paese, affidandomi a due angeli custodi: ragazze preparate che mi hanno introdotto nei misteri dello splendido borgo.
Già dal mio primo passaggio noto che la città, con il suo palazzo, rivaleggia in bellezza con altri borghi limitrofi, e con il suo castello, posto nella parte più alta della ridente cittadina.
I birocci sono pronti sulla linea di partenza, ma purtroppo devo rimandare, poiché nel pomeriggio dovrò trasferirmi a Corinaldo per due giorni di riprese.
Alice mi prepara un dono e mi presenta il buon Mirco, armato di tutto punto: un costumante storico che, attraverso le sue armature, mi fa entrare nel nervo scoperto della storia rinascimentale locale, quando i signori del luogo si combattevano a colpi di spade, picche e alabarde.
Due ragazzi, vestiti con fogge antiche, si affrontano facendo stridere a fil di ferro le loro armi.
Poi lui avanza verso di me, accompagnato da un’ancella, per un video che arricchirà il mio reel.
Mi spiega che, durante le rievocazioni storiche, i combattenti si sfidano davvero, e non è raro che si feriscano, nel tentativo di essere il più veritieri possibile.
Lo noto sorridere mentre ricorda la piccola scaramuccia tra i due giovani contendenti a cui ho assistito. Tutto è così emozionante. Alice mi saluta, impegnata nel lavoro, e io inizio la mia giornata lavorativa.
La corsa più pazza delle Marche

Che abbia inizio la corsa più pazza delle Marche: carrettini di ogni foggia, ornati di simboli natalizi, si sfidano in bellezza e velocità. L’ardore è tale che uno di essi finisce contro il “guard-rail“, fortunatamente senza danni ai conducenti, protetti dalle robuste balle di fieno che ne fanno barriera e scenografia.
Bambini con piccole stelle multicolori squarciano il velo della notte, muovendo le manine di plastica che crepitano ad ogni passaggio di biroccino, come un coro di scintille che accompagna la festa.
Noto che alcuni conducenti hanno superato gli anta: mitici eroi alati che, con frenesia, tornano a guidare ciò che li trascinava da ragazzi e che ora, ancora una volta, vogliono domare.
Non ci sono regole ma solo allegria. All’arrivo, ciascun corridore viene avvolto da un rosso fuoco, come a suggellare la fine della prova. Il colore diventa rito e segno, accende la scena e la trasfigura, rendendo l’epilogo più vivido e memorabile
Vivere Mondolfo

Per molti la fine della storia è coincisa con il crollo del Muro di Berlino. Credevamo che tutti volevano diventare occidentali, vivere secondo i nostri standard: pensavamo che la globalizzazione fosse la panacea contro il male del mondo.
E invece siamo andati avanti con la tecnologia, ma lo scoccare della mezzanotte, l’orologio della fine del mondo, sembra avvicinarsi sempre più.
C’è Ciro al mio fianco, un verace napoletano, che ha portato con sé la sua allegra figlia. In lui riconosco le stesse inquietudini, le stesse paure che abitano dentro di me e per questo siamo entrambi preoccupati.
Eppure mi piace vedere i bambini ignari di ciò che stiamo vivendo: vorrei parlare con ciascuno di loro e dire di godere con gioia questa serata di festa, tra i biroccini che sfrecciano.
Perché Mondolfo è pura resilienza, ma molto altro ancora: un simbolo di forza che ci ricorda che, nonostante tutto, la vita continua a brillare.


