Il presepe di Sassoferrato, il risveglio d’Occidente

Roma non è caduta il 4 settembre 476 d.C., quando Odoacre depose Romolo Augustolo. Era già crollata da tempo, logorata da una decadenza che aveva reso inerti i suoi cittadini.
Nietzsche annunciò la morte di Dio e intravide il nichilismo come destino dell’Europa. Non sbagliò diagnosi, solo i tempi.
Oggi quel vuoto di senso, unito alla dissoluzione dei costumi, è la miscela che sta erodendo le fondamenta della civiltà occidentale.
Stupidamente credevo che la tecnologia potesse scavalcare il Cristianesimo, perché immaginavo che avrebbe potenziato ogni dimensione dell’umano. Non avevo capito che entrambe, condividono ciò che il mondo greco ignorava: una speranza proiettata nel futuro.
Se cede il baluardo cristiano, non resterà uno smarrimento passeggero: si sgretolerà l’intero edificio dell’Occidente.
Ritorno a Sassoferrato

Sassoferrato è uno dei miei borghi preferiti delle Marche, e lo ribadisco per l’ennesima volta. Mi piace camminare nelle sue rue, che hanno un carattere sospeso tra Marche e Umbria.
E poi c’è l’abbazia di Santa Croce, oggi in restauro: un luogo taumaturgico, dove vado a rimettere in ordine i dolori del mio secondo cuore.
Lorena Varani e tutto lo staff della società Happenines mi hanno chiamato perché vogliono che promuova il primo presepe cittadino: un evento importante, destinato a far crescere le presenze e a trasformare presepe e passione in una forza capace di rendere il paese dedito ai valori cristiani.

Arrivo in un uggioso pomeriggio di fine settimana. Dopo aver ripreso l’eco‑bandiera firmata da tanti bambini, attendo il calare della sera per girare nuove immagini che andranno ad arricchire la bacheca dei Borghi più belli delle Marche.

La fila si ingrossa minuto dopo minuto. Per fortuna il buon Nicola, al museo Mam’s, dopo avermi mostrato una collezione d’autore, mi consegna il mio “salvacondotto”: l’accredito giornalistico che mi permette di evitare l’attesa e dedicarmi alle riprese.
I valori Cristiani

Due soldati romani abbassano il pilum per farmi passare e inizio le riprese. È un’impresa ardua: l’afflusso di visitatori, arrivati da ogni regione, rende difficile immortalare le scene. Il percorso è lungo e ricostruito con cura. Mi irrito quando qualcuno, senza volerlo, mi urta mentre filmo, ma devo fare di necessità virtù.
C’è anche Mattia, uno dei volti forti della Pro Loco: mi riconosce, mi apre un varco e mi permette di accelerare il lavoro. Così riesco a riprendere il mercato, la casa di Erode e i sacerdoti ebraici.
Sassoferrato è il giusto, degno proscenio per questo primo presepe urbano.
Nessuno si aspettava una simile affluenza: la folla ha raggiunto punte altissime, quasi inimmaginabili, per la gioia di tutta l’amministrazione
Questo senso di comunità, di appartenenza e di risveglio dei valori cristiani è forse il segnale che non tutto è perduto. La nostra società, sempre sotto assedio, può ancora godere del proprio folclore e della propria tradizione.
Sassoferrato ha spalancato il suo cuore, e spero che le persone accorse non siano venute soltanto per l’evento, di borghi con presepi è pieno il Paese, ma soprattutto per rendere omaggio a quel valore di resistenza che il nostro mondo, ormai al crepuscolo, ancora custodisce.


