Srebrenica, urla dal sottosuolo

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Srebrenica, urla dal sottosuolo

Nermin con alcuni turisti italiani nella bella città di Mostar.
Nermin Khariman, è una delle voci più autentiche del dramma della BosniaErzegovina e con il suo tour operator “Bella Bosnia“, ci fa conoscere retroscena ma anche la bellezza del suo paese.

Un genocidio è un genocidio. Non esistono mezzi termini per descrivere la massima espressione dell’odio umano. Nessun complottista potrà mai farmi cambiare opinione sul massacro di Srebrenica, perpetrato contro la popolazione bosgnacca. La verità storica non si piega alle teorie negazioniste.

Nermin, al di là dell’Adriatico, è la mia voce narrante. A distanza di trent’anni, mi racconta le sue emozioni e quelle dei suoi connazionali nel giorno della memoria.

Trent’anni dopo Srebrenica

Verso il memoriale.
Verso il memoriale di Srebrenica

M.I.: “Buongiorno Nermin, a trent’anni dalla strage di Srebrenica qual è la percezione che il popolo bosniaco ha oggi di questo tragico evento?”.

N.K.: “Le ferite, dovute al genocidio non si sono ancora del tutto rimarginate.

Le emozioni sono rimaste immutate nel tempo. Ancora oggi, camminando per Potočari e Srebrenica e per molte aree della Repubblica Srpska — e talvolta anche per Sarajevo — incrociamo lo sguardo di coloro che hanno preso parte a quella tragedia.

Le generazioni cambiano, e forse i più giovani non percepiscono pienamente il peso di ciò che è accaduto. Tuttavia, noi continuiamo a parlarne, perché Srebrenica non può e non deve essere dimenticata.

Viviamo fianco a fianco con chi ha ucciso, con chi ha gettato nei fossi le nostre madri, i nostri fratelli. È una realtà dolorosa, difficile da accettare.

E non credo che questa sofferenza potrà mai svanire“.

Odi e incomprensioni

Una foto impressionante, che mostra ciò che è accaduto a Srebrenica.
Una foto che impressione. Questo è accaduto a Srebrenica.

M.I.: “Spesso parlando di Srebrenica, emergono sentimenti d’odio e incomprensione; oggi, gli animi si sono placati o persistono ancora tensioni?

N.K.: “Le tensioni, purtroppo, continueranno a esistere. Immagina una madre che ha perso cinque figli e il marito, e che ancora oggi attende di ritrovare almeno i loro resti.

Spesso i corpi vengono sepolti, riesumati, spostati e nascosti nuovamente. E pensa che ancora oggi c’è chi mette in dubbio che dentro quelle bare ci siano davvero resti umani.

Non avrei mai creduto che potessero esistere simili crudeltà, fino al giorno di Srebrenica. Quel giorno ho compreso che certe realtà superano ogni immaginazione. Alcuni tra coloro che hanno compiuto quegli atti continuano a parlarne con orgoglio.

E l’Europa, l’America? Hanno assistito, permettendo che tutto accadesse. A mio avviso, la Repubblica Srpska è una realtà nata da una tragedia immensa. È vero, durante la guerra ci sono stati crimini da entrambe le parti. Ma una guerra è una cosa, un genocidio è un’altra.

Il dolore e la memoria di ciò che è accaduto rimarranno vivi. Noi bosniaci siamo un popolo tenace, che non dimentica. E sono certo che, anche tra cento anni, ricorderemo ciò che abbiamo vissuto“.

Srebrenica oggi

Ricordi del memoriale.
Ricordi del memoriale.

M.I.: “Cosa rimane oggi del memoriale e della caserma di Potočari? Sono ancora luoghi vivi di memoria e riflessione?“.

N.K. :”Oggi, il memoriale ha un aspetto uniforme. È stato realizzato e in parte trasformato in un museo — non la sezione del cimitero, naturalmente, che si trova proprio accanto.

L’ex base delle Nazioni Unite e l’area degli hangar, che un tempo ospitavano una fabbrica di batterie, sono stati riconvertiti in spazi dedicati alla memoria, veri e propri musei commemorativi“.

Commemorazione

Entrata al Memoriale.
Entrata al Memoriale.

M.I.: “In che modo si è svolta la commemorazione dell’anniversario? Quali sono stati i momenti più significativi?

N.K.: “La manifestazione è stata molto partecipata, e le forze di polizia di entrambe le parti hanno svolto il proprio dovere con dedizione, contribuendo a prevenire eventuali episodi di tensione o odio.

Purtroppo, alcuni politici si sono presentati al memoriale solo per piangere i nostri morti davanti alle telecamere, trasformando quel momento in una passerella mediatica.

Ma Srebrenica non dovrebbe essere ricordata solo un giorno all’anno: dovrebbe essere presente ogni giorno nella coscienza collettiva.

Io organizzo la Giornata della Memoria e vi partecipo insieme a giornalisti, fotoreporter e altre persone sensibili al tema. Per tutti, il momento più significativo è la preghiera che si svolge nel luogo in cui sono stati sepolti i corpi, secondo un rito musulmano molto sentito.

Molti non hanno mai assistito a questo rito, e quando lo vedono, ne restano profondamente colpiti. È un momento di grande emozione e raccoglimento.

Riconciliazione

M.I.: “Come immagini il futuro della memoria legata a Srebrenica? C’è ancora spazio per la riconciliazione?“.

N.K.: “Per favorire un autentico percorso di riconciliazione, desideriamo che le nuove generazioni — figli e figlie di chi ha vissuto o compiuto quegli eventi tragici — possano visitare il memoriale, conoscere la verità storica e comprendere il dolore che ha segnato tante vite.

È ciò che accade ogni anno a Belgrado, in occasione della commemorazione di Srebrenica: un gesto significativo che apre alla riflessione e al dialogo.

Credo che il cambiamento potrà iniziare davvero quando chi ha vissuto quell’esperienza da un’altra prospettiva troverà la forza di riconoscere quanto accaduto.

Da lì potremo costruire insieme una Bosnia-Erzegovina nuova, fondata sul rispetto reciproco, senza barriere etniche o religiose. Una nazione in cui ci riconosciamo tutti come bosniaci, uniti nella memoria e nella volontà di guardare avanti“.

Mostri

Vivono tra noi
Vivono tra noi

La storia è maestra di vita. Lo slogan più stupido mai concepito dall’uomo. Se fosse davvero tale, nulla sarebbe accaduto a Srebrenica.

I mostri che continuano a mietere morte e distruzione sulla Terra non sono solo i signori dei piani alti.

Li incontro ogni giorno: nell’ascensore, dietro occhiali scuri alla moda; nella famiglia che si indebita per una vacanza da esibire; nel capoufficio che urla e sfrutta i suoi dipendenti; nell’irrequieto che strombazza appena scatta il verde

Di mostri ne vedo abbastanza. Non tutti hanno il potere di premere il tasto rosso, ma vivono. E agiscono.

Srebrenica è stato il risultato di un odio coltivato nel tempo, alimentato dal silenzio occidentale, sordo ai lamenti delle popolazioni.

Le urla di Srebrenica squarciano ancora il velo della notte. Non provengono solo dal passato: arrivano dritte dalle nostre coscienze.

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